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Gasisti dell'economia

"Da una parte abbiamo i consumatori critici che cercano prodotti etici e compatibili, dall'altra si trovano i piccoli produttori che fanno fatica a trovare un mercato nonostante la bontà dei loro prodotti. E allora, facciamoli incontrare!". In questa aff

di Fabrizio Cellai



Rassegna stampa
Ma chi sono i "gasisti" e che cosa vogliono realizzare? Il
primo, storico gruppo nasce in Italia a Fidenza, seguito da quelli di
Reggio Emilia e di Piacenza. Si tratta di gruppi di persone che decidono
di incontrarsi per acquistare insieme prodotti alimentari o di uso comune
da ridistribuire all'interno del gruppo stesso.


Un GAS si definisce solidale perché decide di utilizzare il concetto

di solidarietà come criterio guida nella scelta dei prodotti. Solidarietà

nei confronti dei produttori locali che forniscono i beni, nel rispetto

dell'ambiente, dei popoli del sud del mondo e di coloro che a causa della

squilibrata ripartizione delle ricchezze subiscono le conseguenze dell'attuale

modello di sviluppo. Ognuno di noi, quando va a fare la spesa, esercita

un potere enorme: il potere del consumatore, ovvero il potere di indirizzare

il mercato secondo i propri gusti. La pratica di questo potere seguendo

un senso di responsabilità verso i propri acquisti è la

prerogativa che muove il consumatore critico e quindi il consumatore di

un qualsiasi Gruppo d'Acquisto Solidale.


Ecco che allora esiste una vera e propria carta dei criteri solidali che

dev'essere rispettata nella scelta dei prodotti.



prodotti alimentari

Primo, prestare attenzione alle condizioni di lavoro dei produttori. I

"gasisti" sposano la tesi secondo cui nell'era della globalizzazione

l'economia è solo una corsa verso il profitto a discapito delle

condizioni di lavoro, una corsa nella quale le multinazionali spostano

la produzione dove i costi sono più bassi, la manodopera è

sottopagata e i lavoratori non hanno diritti. Quindi, per non sentirsi

complici di questo sistema occorre preferire i prodotti "senza sfruttamento",

adottare cioè un comportamento virtuoso che vuole aiutare a regolare

là dov'è possibile il mercato del lavoro.


Il secondo criterio vede la scelta di prodotti biologici ed ecologici

ovvero di quegli alimenti che non sono stati trattati con pesticidi, diserbanti,

concimi chimici che inquinano e aumentano il consumo di energia. In questo

modo oltre a rispettare l'ambiente, la zucchina saprà di zucchina,

le albicocche di albicocche e così via in un processo di recupero

dei sapori naturali di frutta e verdura.


Al terzo punto del dogma dei GAS ci sono i prodotti locali. Perché

dobbiamo bere il latte francese, si chiede il consumatore solidale torinese,

quando le nostre mucche ne producono di altrettanto buono? Scegliere i

prodotti locali contribuisce a ridurre l'inquinamento e lo spreco energetico

dovuti al trasporto della merce su e giù per il pianeta. Inoltre

le nespole spagnole (non ce ne vogliano per questo gli spagnoli!), per

arrivare sulle nostre tavole in condizioni decenti hanno bisogno dell'aggiunta

di conservanti.


Ultima regola, scegliere piccoli produttori perché è più

facile conoscerli e perché abitualmente lavorano con più

intensità di manodopera che non di capitale. Comprando alimenti

da piccole realtà, sostengono i consumatori critici, i soldi spesi

finanzieranno l'occupazione, non gli azionisti di grosse aziende.


Un ultimo aspetto che va sottolineato è che i GAS, come qualunque

organizzazione di consumatori, si propongono come scopo quello di ottenere

condizioni e prezzi più vantaggiosi rispetto a quelli che può

normalmente spuntare un singolo consumatore.


Insomma, come afferma l'economista Vandana Shiva "le alternative

ci sono", ma per prenderle in considerazione occorre un contesto

caratterizzato dalla diversità. "Passare alla diversità

come modo di pensare e come contesto in cui agire - continua Shiva - libera

una molteplicità di scelte".


I Gruppi di Acquisto Solidale seguono alla lettera questo suggerimento

proponendo movimenti dal basso della società finalizzati alla realizzazione

di un'alternativa ai modelli di consumo del sistema economico predominante.


"Ogni gruppo di acquisto - scrive Andrea Saroldi nella sua Guida

al consumo locale - nasce con motivazioni e storie sue, che possono essere

anche in parte diverse da un gruppo a un altro. Spesso però alla

base di questa esperienza si trova una critica profonda verso il modello

di consumo e di economia globale ora imperante, insieme alla ricerca di

un'alternativa praticabile da subito".


Il funzionamento dei Gas è relativamente semplice: prima ci si

incontra per definire i criteri da utilizzare nella scelta di prodotti

e produttori; poi si raccolgono gli ordini attraverso una lista di prodotti

su cui si intendono eseguire gli acquisti collettivi; infine si stabiliscono

i tempi di distribuzione tra gli appartenenti al gruppo.


Inoltre i GAS, attraverso una suddivisione dei compiti al loro interno,

si occupano di tenere i contatti con i produttori e di aggiornare la lista

di prodotti su cui eseguire l'ordine. Non mancano, se il gruppo è

affiatato, cene sociali, ma anche l'organizzazione di attività

di informazione sui temi del consumo.


Far parte di un GAS significa saper programmare gli acquisti, organizzarsi

per la distribuzione, insomma avere del tempo che normalmente chi va al

supermercato non dedica alla cura dei propri acquisti. E poi bisogna seguire

il ciclo della natura, ogni stagione il suo prodotto. Al limite si possono

congelare le amarene e servirle sul gelato durante il pranzo di Natale,

un vera sciccheria.


Non resta che scegliere il gruppo più vicino, conoscerlo, valutare

la propria disponibilità di tempo e, se tutto collima, entrare

nella rete.

Indirizzo originale della notizia:
http://www.comune.torino.it/infogio/rivista/archivio/04_04/a0404p40.htm

[Fonte: Informagiovani Città di Torino - 01/09/2004]


Pubblicato da marcomunari.it il 01/09/2004
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