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Io vado a... gas

Viaggio nell'inflazione (seconda parte)

di Alessandro Bongarzone



Rassegna stampa Come tutte le risposte di lotta anche
lo sciopero della spesa che - iniziato lo scorso 16 settembre -
proseguirà fino alla metà di ottobre, ha bisogno dei tempi necessari
per la maturazione di posizioni di negoziato che possano realizzare
soluzioni concordate.
Non
saremo certo noi quelli che sottovalutano un’azione di lotta che, per
la prima volta anche nel nostro paese, fa acquisire ai cittadini la
consapevolezza della loro sovranità di consumatori ma, purtroppo, è fin
troppo evidente – stando almeno alle prime reazioni dei giorni scorsi –
che il mercato, appunto, non è ancora maturo per riconoscere tale
primato. Così, non esistendo ancora un apposito “tavolo”, serio e
formalizzato, di confronto tra controparti dirette (Associazioni dei
commercianti e Intesa Consumatori), il governo – ad opera del ministro
Marzano - s’è l’è cavata mettendo in scena la pantomima dell’accordo in
nome e per conto che, di fatto, ha sancito soltanto quanto la grande
distribuzione aveva già attuato per suo conto, sotto la spinta del calo
delle affluenze. Un modo come un altro per fare scena o, per dirla con
l’Adiconsum: “l’iniziativa del governo sui prezzi è inconcludente sul
piano pratico in quanto le famiglie che vanno nei supermercati
beneficiavano già delle politiche di contenimento dei prezzi attivate
dalle stesse catene. Servirebbero — afferma il presidente Landi — altre
iniziative per realizzare, ad esempio, l’inclusione nell’accordo del
commercio diffuso (piccole botteghe) o per attuare le conclusioni del
nostro incontro con Conservizi che ha dichiarato piena disponibilità a
congelare le tariffe, fino a tutto il 2005, se il governo prevederà
nella finanziaria incentivi ai comuni per accorpare le aziende e quindi
superare il problema del nanismo”.
In attesa che il governo smetta
di fare le finte, i cittadini – nonostante le azioni di lotta – e le
iniziative messe in campo dagli enti locali in difesa del potere
d’acquisto delle retribuzioni se la devono vedere da soli e risolvere
il probelema della spesa ciascun per sé. Oppure!
Si esiste un
oppure. C’è un altro modo per risolvere in positivo senza rinchiudersi
nella risposta solitaria della “rinuncia” o, peggio ancora, della
depressione da prestazione o da desiderio inappagato.
Insomma, chi
non ha la fortuna di vivere a Roma o a Torino città dove gli
amministratori hanno svolto il compito di difesa dei cittadini: chi con
l’accordo sul “paniere” di beni e servizi di prima necessità a prezzo
fisso realizzato ormai più di un anno fa, chi con l’intesa per la
riduzione del 2% dei prezzi dei generi di largo consumo, realizzato tra
regione Piemonte, associazioni regionali dei consumatori e dei
commercianti, organizzazioni sindacali e forze produttive, può sperare
di non essere rassegnarsi alla mera soppravivenza costruendo,
promuovendo o, semplicemente aderendo ad uno dei tanti Gruppi di
Acquisto già attivi nel Paese.
La filosofia del GAS è semplice ma,
al tempo stesso, profonda: laddove il singolo cittadino, il singolo
nucleo familiare stenta a sostenere il confronto con il mercato la
soluzione non può che passare per l’UNIONE dei tanti singoli cittadini
e dei tanti piccoli nuclei di un territorio che, facendo FORZA possono
riuscire a strappare migliori condizioni di vendita.
Ma la vera
forza del GAS sta nella sua funzione di educazione al consumo,
cosiddetto, “critico e “responsabile” e nella sua realizzazione di
scambio solidale tra i suoi componenti.
Il GAS viene citato, per la
prima volta, in uno studio realizzato, dal Gruppo di Lavoro del
“Wuppertal Institute”, per conto di Misereor (ente cattolico per la
cooperazione allo sviluppo) e dal BUND (Lega per l’ambiente e la
protezione della natura), dal titolo “Germania capace di futuro2”.
Il
documento, rivolto a tutti i soggetti coinvolti nei processi economici,
parte dal calcolo che Wackernagel e Reesl hanno ricavato nella loro
analisi basata sull’idea dell’impronta ecologica. Secondo tale calcolo:
“se tutti gli abitanti della terra consumassero quanto un americano
medio ci vorrebbero almeno tre “Terre” per riuscire a sopravvivere o,
più limitatamente, se consumassero come un italiano medio di “Terre” ce
ne basterebbero soltanto due”. Ne consegue -afferma il documento di
Wuppertal - che l’attuale modello economico, che caratterizza le
società più ricche del pianeta, non è sostenibile con la vita sul
pianeta per diverse ragioni. In primo luogo perché non tiene conto dei
limiti fisici della Terra nel senso della fornitura limitata di risorse
e della capacità altrettanto limitata di smaltirne i rifiuti. In
secondo luogo perchè la disparità nello sfruttamento delle risorse
naturali comporta una grave ingiustizia nei confronti della popolazione
del Sud del mondo (che rappresenta 80% della popolazione mondiale)
costretta a spartirsi il rimanente 20% delle risorse del pianeta non
usufruite dal Nord industrializzato, non arrivando così neppure alla
soddisfazione dei bisogni primari.
Per questo motivo ciascuno deve
fare la sua parte assumendo la sostenibilità come guida di tutti i
processi economici. In questa nuova concezione dello sviluppo i
consumatori possono fare molto a partire dalle scelte, appunto, di
cosa, come, quando e quanto consumare. Il GAS diventa, a quasto punto,
la risposta al consumismo sfrenato sia perché risponde ai bisogni
individuali in forma collettiva: se tutti abbiamo bisogno di lavare gli
indumenti una volta a settimana, perché i restanti sei giorni deve
restare inutilizzata? Ma, anche perché, risponde al bisogno di
consumare razionalmente ed economicamente: 100 Kg di pasta in pacchi da
500 grammi equivalgono a 200 confezioni che, ovviamente, dovranno
essere smaltite. Acquistare collettivamente, in gruppo, gli stessi 100
chili di pasta in un’unica soluzione, invece, oltre a procurare un
prezzo più basso per i partecipanti al gruppo, risolvono lo smaltimento
in un unico grande “cartone” da riciclare una sola volta.
Il GAS non
è solo una forma di risparmio per chi vi partecipa ma è, anche e
soprattutto, uno stile di vita che salva la vita, risparmia il pianeta
e consente uno sviluppo più equilibrato per tutti. Poveri compresi.

Per saperne di più: www.il-margine.it/archivio/1998/e4.htm.

Indirizzo della fonte originale:
http://www.aprileonline.info/articolo.asp?ID=1691&numero=104

[Fonte: Aprile on-line - 22/09/2004]


Pubblicato da marcomunari.it il 22/09/2004
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